Parole e azioni contro il Covid: a VIS2020 il confronto sulla pandemia

Riscoprire la forza della parola per rompere l’isolamento di medici e odontoiatri attraverso il confronto. Affrontare l’allarmante impennata della curva dei contagi, con misure anche più restrittive, se servono, per non arrivare al collasso della sanità pubblica. Promuovere il senso di responsabilità di ognuno, nei confronti della propria salute e di quella degli altri. Creare a Venezia un centro internazionale per lo studio delle pandemie. Potenziare i servizi sul territorio, «perché il virus – ha spiegato il professor Giorgio Palù – non può essere curato in ospedale, deve essere intercettato prima».
Sono solo alcune delle idee emerse durante Venezia in Salute 2020 (VIS2020), una decima edizione straordinaria, che si è svolta venerdì 16 e sabato 17 ottobre interamente sul web per rispettare le regole anti Covid ed evitare gli assembramenti. Scelta obbligata il tema: la pandemia e l’impatto sulla professione medica e sulla società.
Un’edizione che è stata adattata, dunque, alla situazione contingente e in cui si è dovuto, a malincuore, rinunciare al tradizionale incontro in piazza tra i cittadini e le realtà del mondo sanitario veneziano, che negli anni scorsi ha visto la partecipazione di una sessantina di enti, associazioni e privati accreditati presenti negli stand allestiti in via Palazzo e Piazzetta Pellicani a Mestre.
“Effetto Covid: quale domani per i medici e quale per la società?” l’interrogativo che si è cercato di sciogliere a VIS2020, iniziativa organizzata dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Venezia – col suo braccio operativo culturale la Fondazione Ars Medica – in collaborazione con il Comune di Venezia e il patrocinio di FNOMCeO, Fondazione Enpam, Ulss 3 Serenissima, Ulss 4 Veneto Orientale, Rete OMS – Città Sane.

E per farlo sono stati organizzati due webinar, guidati dai tradizionali conduttori di Venezia in Salute, Gabriele Gasparini, vicepresidente dell’Ars Medica, e l’assistente sociale Nicoletta Codato. Nel convegno satellite, il venerdì pomeriggio, è stato riproposto il format dell’innovativo progetto P.E.S.C.O. (Per Essere Sempre Con Orgoglio), un corso di formazione avanzata, ideato da Maurizio Scassola e Marco Ballico, che, durante l’estate per 10 settimane, ha visto la partecipazione di una cinquantina di medici, a confronto sulla situazione professionale e umana che stavano vivendo.
Negli incontri estivi, divisi in tre gruppi, guidati dagli psicoterapeuti Marco Ballico, Franco Castelli e Roberto Simeone, i partecipanti si sono confrontati a partire dall’analisi di 10 parole: distanza, paura, dolore, tempo, incertezza, identità, passione, responsabilità, incontro, domani. Durante il convegno ne sono state analizzate tre: dolore, incertezza e identità.
Il sabato mattina, invece, è stata la volta del convegno scientifico vero e proprio che ha visto protagonisti il professor Giorgio Palù, virologo di fama internazionale, con una lectio magistralis sullo stato dell’arte della pandemia e le prospettive future del contagio, e il professor Luigi Vero Tarca, filosofo di Ca’ Foscari grande amico da tempo dell’Ordine, che ha analizzato l’impatto del Covid sulla società e sul modo di vivere quotidiano.

A fare da collante durante le due giornate le 17 pillole video trasmesse in anteprima, realizzate dal videomaker Enrico Arrighi, con le preziose testimonianze di molti operatori sanitari dell’Ulss 3 Serenissima e dell’Ulss 4 Veneto Orientale, attivi durante l’emergenza sanitaria. Si ringraziano per la collaborazione e la disponibilità:

  • Teresa Berera e Sara Romano, Pronto Soccorso Ospedale dell’Angelo, Ulss 3 Serenissima
  • Emanuela Maria Blundetto, Medico di Medicina Generale
  • Carlo Bramezza, Direttore Generale, Ulss 4 Veneto Orientale
  • Lucio Brollo, Direttore U.O.C. Medicina, Ospedale di Jesolo (già Ospedale Covid), Ulss 4 Veneto Orientale
  • Giuseppe Dal Ben, Direttore Generale, Ulss 3 Serenissima
  • Maurizio Franchini, U.O.C. Medicina, Ospedale di Jesolo (già Ospedale Covid), Ulss 4 Veneto Orientale
  • Giorgio Fullin, Anestesia e Rianimazione, Ospedale dell’Angelo, Ulss 3 Serenissima
  • Giovanni Leoni, Presidente OMCeO Venezia e Vicepresidente FNOMCeO
  • Giuliano Nicolin, Presidente CAO OMCeO Venezia
  • Sandro Panese, Direttore U.O.C. Malattie Infettive, Ulss 3 Serenissima
  • Daniele Petta e Martina Ogunleye, Medici USCA attivi a Sottomarina
  • Carlo Pianon, Presidente Lilt Venezia
  • Luigi Polesel, Presidente I.P.A.V. (Antica Scuola dei Battuti)
  • Gloria Scarpa, Presidente Associazione Diabetici di Venezia e Mestre “Flavio Virgili”
  • Fabio Toffoletto, Direttore Anestesia e Rianimazione, Ospedale di San Donà di Piave, Ulss 4 Veneto Orientale
  • Francesco Zambon, Coordinatore della Rete OMS, Regioni per la Salute, Ufficio europeo per gli investimenti, la salute e lo sviluppo
  • Andrea Zornetta, Dentista a Mirano

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Effetto Covid, quale domani per i medici?
«A un certo punto nei primi mesi del lockdown – ha spiegato in apertura del convegno il vicepresidente dell’Ordine Maurizio Scassola – ci siamo chiesti cosa potevano offrire ai colleghi per rompere il loro isolamento e la loro solitudine. La psicoterapia di gruppo non ci interessava… Abbiamo pensato di dare valore alla parola, che scatena vissuti, sofferenza, emozioni». Obiettivo: trovare uno strumento di comunicazione e di relazione efficace, per esprimere un momento particolare della vita umana e professionale di medici e odontoiatri.
«Uno studio della parola – ha aggiunto Marco Ballico, psicoterapeuta e coordinatore del comitato scientifico dell’Ars Medica – per trovare immagini nuove, non vuote, ma cariche di significato. Ci siamo coalizzati per ritrovare anche la nostra vocazione che, spesso, ormai è votata alla tecnica, qualcuno dice anche addirittura inquinata. E l’abbiamo fatto sfruttando la tecnologia».
Tre le camere di lavoro virtuali attivate durante il seminario per riflettere su tre parole: incertezza, dolore, identità. «L’impatto della pandemia – ha sottolineato uno dei conduttori, il dottor Franco Castelli – è stato globale, ha coinvolto tutta la società. La nostra professione è stata totalmente cambiata. Non c’è ancora un vaccino, non abbiamo armi per combattere il virus. La scienza è, per ora, impotente: l’unico rimedio efficace resta l’isolamento e i tradizionali rifugi, la famiglia e gli ospedali, diventano luoghi pericolosi. Come viviamo sotto il profilo umano e professionale questo momento di incertezza?».
Un momento, poi, che non è in realtà tale, perché è un periodo lungo, una situazione ormai cronica. «C’è stanchezza – ha aggiunto – difficoltà di prendere fiato. Il rischio è di trovarsi in un tempo senza tempo. C’è la necessità di ritrovare un ritmo, quello del respiro, della quotidianità. Così, forse, si riesce a stare nel dubbio, senza avere risposte e soluzioni immediate».
L’altro conduttore Roberto Simeone, invece, si è chiesto come una persona viva e affronti il dolore, sottolineando come il dolore non debba essere subito né negato. «Dobbiamo trovarci – ha aggiunto – significati nuovi. Per noi è una lotta continua tra la necessità di esprimere questo dolore e il non poterlo fare perché come medici dobbiamo reprimerlo. Ma condividere il dolore, significa anche diluirlo. Dobbiamo farcene attraversare». Essere, insomma, più un giunco che si piega, ma si riprende nella sua vitalità passata la tempesta, che una quercia, forte all’apparenza, ma che poi si spezza.
Il dottor Ballico, infine, fa appello alla compassione del medico, che subisce la pena di vedere la sofferenza altrui, per spingerlo a ritrovare la propria identità. «Medico – ha sottolineato – che è e resta sempre un punto di riferimento per tutti».

Tante le suggestioni offerte ai partecipanti. «VIS – ha sottolineato Nicoletta Codato – significa anche forza in latino. Venezia in Salute è dunque per noi il luogo del confronto e della condivisione per trovare la resilienza».
«La pandemia – ha concluso Gabriele Gasparini – non è una novità. La tecnologia che abbiamo oggi lo è. Tra le cose da fare: far studiare la storia della medicina all’università, non mentire alla popolazione, fare tutto ciò che è possibile per mantenere un sistema sanitario pubblico». Perché solo una cosa è peggio della pandemia: non imparare nulla dalla pandemia.

Effetto Covid, quale domani per la società?
«Abbiamo dovuto rinunciare alla piazza – ha detto il presidente dell’Ordine e vice nazionale Giovanni Leoni aprendo il convegno del sabato – alla cornice storica di Venezia in Salute, ma volevamo esserci e dare il nostro contributo. Con le testimonianze video e il progetto P.E.S.C.O. abbiamo cercato, con un’idea originale, un collegamento tra colleghi in una situazione in continua evoluzione e con ripercussioni pesanti sulla salute e sulla mente degli stessi medici e degli altri operatori sanitari».
L’adozione di nuove più stringenti misure, in caso di necessità, per contenere il contagio è stata sottolineata dal presidente della FNOMCeO Filippo Anelli, rammaricato di non poter essere a Venezia per questa edizione di VIS. «Queste giornate – ha spiegato – rappresentano per noi tutti motivo di grande preoccupazione. Proprio in queste ore il numero dei contagi è salito sopra quota 10mila. Una soglia psicologica ed emotiva. Oggi la discussione riguarda il rapporto tra economia e salute: limitare i contatti tra le persone ha pesanti ripercussioni anche sui settori economici e sociali. Ieri in un breve colloquio con il ministro Speranza si adombravano misure anche più drastiche, legate alla necessità di porre il freno all’espansione del virus che, pian piano, sta attaccando le fasce d’età più alte con un incremento dei ricoveri e delle terapie intensive. Non siamo a livelli d’emergenza, però le preoccupazioni sono giustificate».
Ispirandosi al tema della parola, invece, il presidente della Fondazione Enpam Alberto Oliveti ne ha analizzate 5, tutte che cominciano con la lettera I di Italia:

  • istituzioni, che devono fare una battaglia di integrazione verso l’Europa, verso le Regioni, i Comuni per cercare uno sviluppo sostenibile e attento alla coesione sociale;
  • impresa, che deve colmare il gap della sostenibilità tra generazioni, attuare un welfare che non sia solo assistenziale ma che generi nuove occasioni di lavoro, e il rilancio dell’istruzione perché senza cultura non c’è possibilità di competere;
  • investimenti, che richiedono una programmazione europea, ma si deve ragionare con più attenzione sull’agenda e le priorità da darsi;
  • infrastrutture, fisiche e digitali: serve un codice degli appalti più snello e connessioni agili per tutti;
  • innovazione, che va di pari passo a uno sviluppo fruibile.

«Le scommesse che ci porta davanti questa crisi pandemica, – ha detto il presidente Oliveti – crisi che si aggiunge ai problemi già esistenti, ci deve portare alla riflessione. Vi ho offerto delle suggestioni: l’unica I di cui non vogliamo più sentir parlare è l’incompetenza».

Accanto a Venezia in Salute, mai come quest’anno, anche le due aziende sanitarie territoriali. «Questo – ha sottolineato il direttore sanitario dell’Ulss 3 Serenissima Michele Tessarin – è un momento di grande responsabilità per noi medici, non solo nell’ottica dell’esercizio della professione, ma anche per i messaggi che vengono trasmessi. La professione medica ha sempre fatto la sua scelta di campo: essere dalla parte dei pazienti. La stessa flessibilità che abbiamo dimostrato durante l’emergenza andrà attuata nei prossimi mesi, nei prossimi anni: il modello fin qui attuato dovrà essere rivisto con attenzione. Il futuro sarà tecnologico, ma anche di ri-umanizzazione delle cure».
Un appello a dare un po’ più di serenità alla popolazione è stato lanciato, poi, da Carlo Bramezza, direttore generale dell’Ulss 4 Veneto Orientale. «I cittadini – ha sottolineato – sono impauriti: forse bisognerebbe tenere i toni più bassi, più professionali, far parlare solo le persone che hanno vera competenza». Dopo i ringraziamenti a tutto il suo staff, i medici e gli operatori sanitari per il grande lavoro svolto durante la prima fase della pandemia, ha ricordato come i mesi estivi siano stati altrettanto intensi per migliorare i reparti e l’organizzazione sia degli ospedali sia sul territorio. «Siamo pronti – ha concluso – a quanto potrà accadere nei prossimi mesi».

Con un messaggio videoregistrato sono giunti quest’anno anche i saluti di Christine Brown, capo dell’Ufficio europeo per gli investimenti, la salute e lo sviluppo dell’OMS, che ha lanciato alcuni messaggi chiave: come il Covid abbia colpito la vita di tutti, come però non l’abbia colpita per tutti allo stesso modo, come i medici abbiano un ruolo chiave nella protezione delle persone. «Dobbiamo evitare – ha sottolineato – che le persone restino indietro: stimiamo ci sarà un raddoppio di persone con patologie mentali o con malattie limitanti. Aumenterà il rischio di esclusione sociale e di povertà. I medici, identificando queste persone, saranno determinanti per assicurare il benessere sociale».

La parola agli esperti
«Per la decima edizione di Venezia in Salute – ha spiegato Ornella Mancin, presidente della Fondazione Ars Medica introducendo gli ospiti – avevamo pensato grandi festeggiamenti… Questa manifestazione negli anni è andata aumentando di valore, di significato, di partecipazione. Abbiamo dovuto rinunciare alla domenica in piazza, ma siamo comunque qui per tentare di dare il nostro contributo».

A fare il punto sullo stato della pandemia e sulle evoluzioni future è stato chiamato il noto virogolo di fama internazionale Giorgio Palù che subito ha spiegato come ci si imbatta nei coronavirus fin dagli anni ‘60, i salti di specie, i loro meccanismi di ricombinazione. «Per capire la reale origine del Covid-19 – ha aggiunto – vanno studiate molto più profondamente le sue sequenze».
Quindi ha passato in rassegna i dati del contagio aggiornati al giorno prima, sottolineando come ad ottobre siano aumentati l’incidenza e i ricoveri in terapia intensiva e come questo dato sia destinato ancora a crescere considerato che «ricoveri e mortalità aumentano nel periodo successivo all’aumento dei casi riscontrati. Il Covid-19 è comunque evoluto, ma non sappiamo ancora con quali conseguenze. Probabilmente ora è più contagioso del virus originale, ma non è detto che sia più letale. Se un virus non si diffonde da uomo a uomo, muore assieme a lui. Un bio-parassita ha l’interesse di espandersi. Il fatto che sia più contagioso, dunque, non significa che sia più letale».
Dopo aver passato in rassegna le terapie attualmente in uso e i vaccini che si stanno studiando, il passaggio sui possibili scenari futuri. «Dobbiamo preoccuparci – ha spiegato il professor Palù – dell’impennata esponenziale e proteggere la fascia d’età più anziana. È bene che avvengano misure più restrittive, soprattutto a livello di assembramenti. Bisogna ridurre gli affollamenti che avvengono ad esempio sugli autobus o sulle corriere per studenti e pendolari».
Quindi, sull’uso dei tamponi: «Non è con i tamponi – ha detto – che si riuscirà ad azzerare il contagio. È illusorio: il 95% dei casi è asintomatico. Cosa facciamo? Tamponiamo tutta Italia? Non abbiamo né le capacità, né le risorse. Usiamo meglio i tamponi antigenici che valgono anche come screening. Si può in poco tempo fare lo screening di una scolaresca, di chi lavora nelle fabbriche, di chi arriva all’aeroporto o sbarca a Lampedusa».
Lo scenario più probabile, secondo il virologo, è quello in cui con il Covid-19 si debba imparare a convivere perché resterà e potrà ricomparire ogni autunno inverno, diventando un virus stagionale. «Ci vuole – ha concluso – una maggiore sinergia a livello europeo per affrontare la sfida. Occorre prendere misure di prevenzione sociale molto adeguate e investire nella ricerca e nello studio dei virus. Potremmo creare a Venezia un centro internazionale di eccellenza che studia le pandemie: questa città ha saputo fronteggiare la peste nei secoli scorsi e sarebbe il luogo ideale. Servono anche divulgatori scientifici adeguatamente preparati e più investimenti sulla medicina del territorio. Perché il Covid non si può combattere in ospedale, deve essere intercettato prima».

Al professor emerito di Ca’ Foscari Luigi Vero Tarca, infine, il compito di analizzare l’impatto della pandemia sulla società e sulla vita professionale dei medici. Con una premessa: non essere in possesso, da filosofo, di una verità innegabile, scientifica, da proporre. «Siamo in una situazione – ha spiegato – di grande sofferenza, anche psicologica. La cosa più sbagliata, però, sarebbe sprecare questo dolore. E oggi, invece, stiamo cercando di rispondere in modo positivo al dolore e per farlo bisogna giocarci, bisogna eludere il dolore». Inutile, insomma, farsi terrorizzare, cercare un colpevole o negare determinate evidenze solo perché non si è grado di leggerle.
Tra i temi affrontati dal professor Tarca: l’innegabilità della scienza; il valore aggiunto della medicina che «tocca il cuore stesso del negativo, perché di fronte a una malattia saltano tutte le differenze e resta solo la necessità di togliere il negativo, la patologia, il dolore»; come anche l’innegabilità sia legata a un certo contesto e a una certa soggettualità; il sopravvento dell’impostazione tecnico-scientifica che produce un effetto particolare: quando la realtà non corrisponde al modello, invece di cambiare modello si sostituisce la realtà. «Se però – ha aggiunto provocatoriamente – l’essere umano non è in grado di rispondere positivamente ai modelli, in una concezione che ad esempio lo vuole immune dal dolore e dalla morte, allora bisognerà sostituire l’umano con un essere adeguato a questi modelli».
Spazio anche ad alcune proposizioni per cercare di capire meglio il momento presente:

  • il discorso sulla scienza innegabile non è di per sé un discorso scientifico: c’è grande dibattito tra gli scienziati, è normale, ma allora già trovare il nucleo innegabile di queste cose è difficile. Dove si ferma l’opinabilità di quello che si sta dicendo? «Questo è importante – ha sottolineato il professor Tarca – perché oggi se qualcosa viene in qualche modo dal mondo della scienza, allora anche tutte le conseguenze, psicologiche, sociologiche, relazionali di quella cosa devono essere scientifiche. Alcuni dei danni che questo Covid farà saranno soprattutto a livello psicosociale»;
  • i problemi dei medici non sono problemi medici: la figura del medico oggi si colloca al cuore di una dinamica che va ben al di là della questione medico-clinica. «Nella tecnica – ha spiegato il docente – accade che da un lato si sostituisce il mondo naturale con quello artificiale. E oggi questa sostituzione riguarda direttamente l’umano. Dall’altro lato la tecnica asfalta il mondo ma allo stesso tempo modifica il soggetto che ha prodotto questo cambiamento. È come se anche il soggetto venisse asfaltato dalla tecnica. La vera domanda allora è: qual è l’artefatto che vogliamo sostituire all’umano? E chi è il soggetto che si arroga il diritto di compiere questa operazione? In questo quadro il medico che ruolo ha? Quello del soggetto che viene governato e sostituito o fa parte della soggettualità che sta compiendo questa operazione?».

Tutto nel quadro di un contesto di sofferenza che riguarda il corpo malato, ma anche il corpo medico e quello sociale. «Sofferenze che – ha spiegato il professor Tarca – devono essere indagate, capite, affrontate e che richiedono una mentalità diversa da quella estremamente tecnica a cui siamo abituati».

«Venezia in Salute – ha sottolineato Maurizio Scassola aprendo lo spazio del dibattito virtuale – nasce come una festa, una festa della relazione tra le persone, all’interno dei medici, tra i medici e gli operatori sanitari, tra gli operatori sanitari e le persone, i cittadini. Questo è difficile da affermare oggi. Una parola importante che oggi emerge è consapevolezza: consapevolezza di essere una categoria unita, che deve trovare nuovi strumenti di unità, che deve lavorare in équipe. Essere in gruppo significa combattere contro la divisione, l’isolamento, la tristezza e il dolore. Dobbiamo continuare insieme: la struttura organizzativa della medicina e dell’odontoiatria deve avere momenti relazionali in gruppo».

Tanti, insomma, gli spunti di riflessione che anche questa edizione di Venezia in Salute ha voluto proporre alla categoria. Nella convinzione che, purtroppo, ancora lunghi mesi di emergenza sanitaria si prospettano all’orizzonte, che “nessuno si salva da solo”, che parola, confronto, consapevolezza e responsabilità siano le uniche armi a disposizione di tutti per affrontare e combattere il contagio. Ovviamente portando sempre la mascherina, tenendo le distanze, evitando i luoghi affollati, igienizzandosi spesso le mani. Poche semplici regole che, è vero, limitano in parte la libertà di ciascuno, ma che forse possono salvare la vita.

Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Provincia di Venezia

Segreteria OMCeO Ve
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